Biopsia renale quando e perchè farla

BIOPSIA RENALE

rosario cianciPrevenzione

Perché viene effettuata una biopsia renale

Circa tre milioni di italiani hanno una qualche forma di malattia renale e/o urologica e molti di più sono a rischio di svilupparla.

La biopsia renale consiste nel prelievo, tramite apposita strumentazione, di un piccolo frammento di rene, su cui saranno poi eseguite indagini istologiche, immunoistochimiche e ultrastrutturali, particolari, che forniranno al clinico la diagnosi corretta, aiuto fondamentale sia nella scelta terapeutica migliore.

Data l’importanza e la delicatezza della manovra invasiva che si effettua, e quindi del relativo rapporto rischio/benificio, la scelta nell’eseguire la biopsia renale deve considerare sia le indicazioni alla stessa che le controindicazioni assolute e/o relative che la tecnica utilizzata comporta.

1.1 Indicazioni alla biopsia renale

Le biopsie renali sono effettuate per i seguenti motivi:
• per individuare una specifica malattia e determinare se è in grado di rispondere alla terapia
• per valutare la gravità del danno renale
• per valutare la risposta alla terapia
• per determinare perché vi è un peggioramento della funzionalità renale in un portatore di trapianto renale

Le principali indicazioni alla biopsia renale sono la sindrome nefrosica idiopatica, la proteinuria asintomatica, la sindrome nefritica acuta, le malattie sistemiche (come il lupus eritematoso), le patologie dei piccoli vasi (vasculiti) con interessamento renale, l’insufficienza renale acuta, l’insufficienza renale cronica di incerta diagnosi in presenza di reni non ancora ridotti di volume, la macroematuria in assenza di patologie urologiche precedentemente indagate. Questa procedura viene effettuata mediane ricovero in struttura sanitaria adeguata e prevede una degenza di almeno 24 ore, salvo complicazioni.

Fai attività fisica

Movimento e sport

Mantenere un’attività fisica leggera ma regolare, come fare delle passeggiate, non può che aiutare a prevenire le malattie cardiovascolari.

La pratica di esercizi che stimolano in modo apprezzabile il sistema cardiocircolatorio (jogging, nuoto o ciclismo) diminuisce del 35% la probabilità di sviluppare ipertensione arteriosa tra le persone che ne possono essere predisposte (ad esempio,  perché qualcuno in famiglia ne soffre o perché sono obese). Questo effetto preventivo si manifesta indipendentemente dalla presenza o meno di altri fattori di rischio (fumo o iperlipidemia). Inoltre, è un dato che vale a qualsiasi età.

I meccanismi d’azione

Vari meccanismi sono stati chiamati in causa per spiegare il potenziale ipotensivo dell’attività fisica:

  • riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico, con conseguente diminuzione del tasso plasmatico delle catecolamine,
  • perdita liquida conseguente all’esercizio, paragonabile a quella ottenuta con diuretici,
  • aumento del tasso plasmatico di certi ormoni (ad esempio, prostaglandine ed endorfine)
  • perdita ponderale nel caso di persone obese o in sovrappeso,
  • rilassamento e di conseguenza diminuzione del consumo di alcolici.

L’esercizio fisico

Se l’ipertensione è moderata, l’esercizio fisico può essere il primo mezzo di trattamento non farmacologico, eventualmente associato a una dieta con poco sale e a calo ponderale. Laddove sia necessario un contenimento della pressione arteriosa più consistente, l’esercizio deve essere considerato di ausilio al trattamento farmacologico.

Quanta attività fisica?  E quale?

Per essere efficace un programma di attività fisica deve comportare un minimo di tre allenamenti

settimanali di almeno 30 minuti (concedendosi tra una seduta e l’altra un giorno di recupero). Deve essere privilegiato il lavoro degli arti inferiori allo sforzo delle braccia (per esempio, con una marcia leggera o con la bicicletta).

Chi soffre di ipertensione arteriosa leggera o moderata ne può trarre sicuri benefici. Va notato però che questi effetti si verificano con esercizi di resistenza (come jogging o nuoto), mentre gli esercizi di potenza aumentano ulteriormente la pressione (come pesistica e bodybuilding) ed andrebbero evitati.

Lo sport per la salute dei cuori e dei vasi

Frequenza: tre volte la settimana, tra 40 minuti ed un’ora
Intensità: media
Tipologia: esercizi di resistenza (come il jogging o il nuoto)

In cosa consiste un allenamento?

Possiamo indicativamente suddividere ogni allenamento in tre fasi.

  • I fase: 10 minuti di riscaldamento e stretching.
  • II fase: 20-40 minuti di lavoro aerobico (esercizi dinamici che impongano ai muscoli coinvolti un livello di resistenza abbastanza basso e con i quali l’apporto di ossigeno non sia mai carente); durante questa fase l’intensità dello sforzo non dovrà mai superare il 50% della frequenza cardiaca massima raggiungibile dal soggetto (valore che varia a seconda dell’età, calcolato con la formula: frequenza massima = 220 – età).
  • III fase: 10 minuti circa di recupero e di rilassamento.
    Da un programma di allenamento di questo genere ci si può attendere un calo pressorio tra i 10 e i 20 mmHg per la pressione sistolica e tra i 5 e i 15 mmHg per la diastolica.

Nell’anziano, un allenamento moderato può diminuire la pressione arteriosa tanto quanto un allenamento intenso.

Aumentare il numero di allenamenti settimanali fino ad una cadenza quotidiana, se da un lato migliora la performance muscolare, dall’altro non diminuisce i fattori di rischio di eventi cardiovascolari.

Esercizi aerobici: attività moderata e costante di lunga durata; aumentano forza ed elesticità dei muscoli, migliorano l’efficienza di cuore, polmoni e circolazione.
Esempi: corsa, marca, bicicletta, nuoto.

Esercizi anaerobici: esercizi che richiedono sforzi intensi e di breve durata.
Esempi: salto in lungo, corsa veloce.

Esistono sport più o meno adatti per chi ha avuto un infarto?

È utile premettere che oggi un’attività fisica regolare rientra nelle raccomandazioni che vengono fornite a quasi tutti gli individui che hanno avuto un infarto del miocardio e che questa è parte fondamentale di quella branca importante della cardiologia che si occupa dei pazienti che hanno già avuto un evento di malattia cardiaca, conosciuta come “riabilitazione cardiologica”.
Lo sport quindi nei soggetti cardiopatici non deve essere vietato assolutamente, come si faceva in passato, ma consigliato, controllato e valutato attentamente secondo le esigenze, i sintomi, le condizioni e caratteristiche del paziente. Come aiuto per i medici dello sport e i cardiologi esistono ad esempio da alcuni anni in Italia dei protocolli definiti da esperti cardiologi di autorevoli società scientifiche per la concessione di idoneità all’attività sportiva agonistica, che prendono anche in considerazione i soggetti “non sani”, quindi anche cardiopatici, che possono risultare utili nel consigliare il tipo di attività anche per chi non ha direttamente interessi agonistici.
In generale possiamo affermare che gli sport più indicati per i soggetti con cardiopatia ischemica sono quelli con metabolismo aerobico (perciò di resistenza piuttosto che di potenza), a medio o basso impegno cardiocircolatorio (con incrementi di frequenza cardiaca e pressione arteriosa contenuti) ed impegno agonistico non elevato: ciclismo in pianura, sci di fondo, nuoto, golf, podismo o marcia in pianura, jogging, trekking non esasperato, pattinaggio, canoa turistica, bocce, pesca sportiva, sport di tiro.

Fare attività fisica “rafforza” il cuore?

Con un’attività fisica regolare e costante il cuore diventa più resistente e più efficiente. In più abbassa la frequenza cardiaca, cioè il polso (numero di battiti al minuto, bpm): la frequenza a riposo è di 60-70 bpm, ma con l’allenamento il numero delle pulsazioni diminuisce (bradicardia) che si traduce in una riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Proprio un importante studio clinico –  lo studio BEAUTIFUL – dimostra che la frequenza elevata è un indice prognostico negativo: “in pazienti con problemi cardiaci e con frequenza superiore ai 70 bpm aumenta il rischio di infarto del 37% e il rischio di morte cardiovascolare del 30%”.

Mantenendo la frequenza cardiaca a riposo di sotto di 70 bpm si guadagna in salute e anche in longevità. Il numero di battiti al minuto rappresentano infatti un vero orologio biologico: più elevata è la frequenza, minore è l’aspettativa di vita.

Misura la frequenza cardiaca a riposo: è un primo indice per verificare la condizione del tuo cuore.

Sale: amico o nemico?

Sale, meglio poco

Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte.
Nelle ricette è classico trovare nell’elenco degli ingredienti l’acronimo qb (che sta per quanto basta) per la quantità di sale da cucina da usare. Il quanto basta però è una misura soggettiva e per noi italiani, abituati ai piatti saporiti, si traduce in consumo di sale di molto superiore al fabbisogno giornaliero. In media consumiamo più di 10 grammi a testa al giorno che sono, decisamente, troppi se il nostro obiettivo è prevenire problemi di pressione arteriosa.
Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte. È infatti dimostrato che elevati apporti di sodio (che è contenuto nel sale) aumentano il rischio per alcune malattie del cuore, dei vasi sanguigni e dei reni, sia attraverso l’aumento della pressione arteriosa sia indipendentemente da questo meccanismo.

1 grammo di sale contiene circa 0,4 grammi di sodio.

Poco sale abbassa la pressione arteriosa?

Gli studi che hanno valutato gli effetti della riduzione dell’apporto di sale nella dieta confermano che negli ipertesi la diminuzione del sale nella dieta comporta mediamente una riduzione della pressione sistolica di 5 mmHg e della diastolica di 3 mmHg

Quanto sale al giorno?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non introdurre più di 2 grammi di sodio con la dieta giornaliera.  Due grammi sodio corrispondono a circa 5 grammi di sale da cucina, che sono all’incirca quelli contenuti in un cucchiaino da the

Nel calcolo del consumo giornaliero di sale complessivo va tenuto in considerazione anche il sodio contenuto negli alimenti e nelle bevande. Secondo le stime della Commissione Europea, il sale presente nei cibi industriali o consumati fuori casa è più del 75% e quello aggiunto nelle preparazioni domestiche è solo il 10% circa.

Le quantità di sodio nascoste nel piatto

300 gr di pizza rossa o bianca = 2 grammi
50 gr di pane (una fetta) = 0,15 grammi
20 gr biscotti docli (2-4 biscotti) = 0,04 grammi
50 gr di parmigiano = 0,3 grammi
50 gr di prosciutto crudo dolce (3-4 fette medie)  = 1,29 grammi
50 gr di prosciutto cotto (3-4 fette medie) = 0,36 grammi
50 gr di salame di Milano (8-10 fette medie) = 0,75 grammi
100 gr mozzarella di mucca = 0,20 grammi
20 gr Parmigiano grattuggiato (1 cucchiaio) = 0,06

Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

Come comportarsi?

La prima risposta è usare il buon senso per contenere il consumo di sale: fare attenzione a quello che stiamo per mangiare valutando approssimativamente il contenuto di sale e quindi di sodio; adottare alcune strategie per evitare cibi ricchi di sale e per sostituire il sale con spezie.

Nelle linee-guide dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione vengono riportati questi suggerimenti .

  1. Riduci progressivamente l’uso di sale sia a tavola che in cucina.
  2. Preferisci al sale comune il sale arricchito con iodio (sale iodato).
  3. Non aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita.
  4. Limita l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.).
  5. Insaporisci i cibi con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry).
  6. Esalta il sapore dei cibi usando succo di limone e aceto.
  7. Scegli, quando sono disponibili, le linee di prodotti a basso contenuto di sale (pane senza sale, tonno in scatola a basso contenuto di sale, ecc.).
  8. Consuma solo saltuariamente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, alcuni salumi e formaggi).
  9. Nell’attività sportiva moderata reintegra con la semplice acqua i liquidi perduti attraverso la sudorazione.

Alimentazione sana

Alimentazione e Ipertensione

Alimentazione e peso

Adottare buone e salutari abitudini a tavola è un passo fondamentale per mantenere in salute il nostro cuore e per tenere sotto controllo la pressione arteriosa.

Il binomio alimentazione e cuore

È proprio vero che la prevenzione comincia a tavola. Nelle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e delle Società scientifiche sia per il trattamento dell’ipertensione arteriosa sia per la sua prevenzione prendono posto la scelta di alimenti a basso contenuto di sale e di grassi, una dieta ricca di cereali, legumi, verdura e frutta, ed inoltre… il controllo del peso corporeo!

Quattro regole d’oro

  1. Evitare il sale. Un eccesso di sale nella dieta può aumentare la pressione dei sangue. Cibi lavorati come hamburger, salsicce, spuntini salati, carni e verdure conservate, i comuni dadi, le salse e i cibi confezionati contengono molto sale, pertanto bisogna eliminarli dalla dieta e mangiare più frutta, verdura, carne e pesce freschi. Controllate le etichette dei cibi già pronti e scegliete quelli dove viene specificato “basso contenuto di sale” o “senza sale”. Non aggiungete sale al cibo in cucina o a tavola. Acquistate al supermercato o in farmacia il sale modificato, un terzo di cloruro di sodio e due terzi di cloruro di potassio. Se proprio non è possibile farne a meno, sono disponibili dei sostituti dei sale; prima di utilizzarli, però, chiedete consiglio al vostro medico, perché dovrebbero essere consumati con cautela nel caso si assumano diuretici o si abbiano problemi di funzionalità renale. Insistendo in una dieta a basso contenuto di sale si noterà la perdita del gusto salato dopo circa un mese.
  2. Ridurre i grassi. Non è completamente appurato se e quanto una dieta ricca di grassi faccia innalzare la pressione sanguigna. Tuttavia, un apporto elevato di grassi (soprattutto grassi saturi che si trovano negli animali) può elevare i livelli di colesterolo nel sangue, che a sua volta aumenta il rischio di infarto. In particolare, è necessario evitare carni e latticini molto grassi.
  3. Mangiare più frutta e verdura. Questi alimenti contengono sostanze che contribuiscono a eliminare dall’organismo i radicali liberi, causa di danni ai vasi sanguigni. La frutta e le verdure contengono anche il potassio che è in grado di abbassare la pressione.
  4. Tenere sotto controllo l’ago della bilancia. L’alimentazione fornisce energia al corpo e teoricamente non si dovrebbe mangiare più di ciò che si consuma. È scontato, per dimagrire bisogna introdurre meno calorie di quelle che si bruciano. Il modo migliore per calare di peso è mangiare di meno e bruciare più calorie incrementando l’attività fisica.  Attenzione però alle diete ipocaloriche: non bisogna mettersi a dieta se non con il consiglio del proprio medico che prescriverà un regime alimentare adeguato.

Lo sapevi che…

… per ogni chilogrammo di peso in meno la pressione arteriosa si riduce di un millimetro di mercurio?

L’eccesso di peso aumenta il lavoro che il cuore deve fare per pompare il sangue in tutto il corpo. Il controllo del peso è un fattore importante nel ridurre il rischio di ipertensione e quindi di avere malattie cardiovascolari. Abbassare la pressione sanguigna si traduce in un minor rischio di ictus cerebrale, di infarto cardiaco o altre complicanze gravi.

Se la pressione è solo lievemente elevata, eliminare l’eccesso di peso può far ritornare alla normalità la pressione del sangue.

Consigli dietetici

In dieci punti un piano alimentare a cui bisognerebbe attenersi secondo le linee-guida mediche più recenti per prevenire l’ipertensione e mantenere in salute il cuore.

  1. Mangiare cinque porzioni o più di frutta e verdura cruda al giorno, variando il più possibile. Questi alimenti forniscono vitamine, minerali e fibre ed hanno poche calorie, pochi carboidrati e grassi.
  2. Mangiare vari tipi di cereali integrali, 5-6 porzioni al giorno.
  3. Mangiare latte e latticini scremati, pesce, legumi, pollo senza pelle, carni magrissime.
  4. Scegliere i grassi con meno di 2 grammi di grassi saturi per porzione, ad esempio l’olio di oliva o le margarine senza grassi idrogenati o olio di canola.
  5. Bilanciare il numero delle calorie introdotte con quello consumate; in linea di massima, se si fa vita attiva moltiplicare 30 calorie pro kg pro die, se si fa vita sedentaria moltiplicare 26 calorie pro kg pro die.
  6. Mantenere un buon livello di attività fisica, per bruciare le calorie in eccesso, camminando o nuotando almeno 30 minuti al giorno o più se si vuol dimagrire.
  7. Limitare i cibi alti in calorie o poveri di sostanze nutritive, le bibite zuccherine e i dolci che hanno molte calorie.
  8. Mangiare cibi poveri di grassi e colesterolo.
  9. Non mangiare più di 2.400 milligrammi di sodio al giorno.
  10. Se donna non assumere più di un bicchiere di vino a pasto, se uomo non più di due.